martedì 10 febbraio 2009

ABISSI E ANTARTIDE: NEGLI AMBIENTI ESTREMI

Si chiama Alvinella pompejana, è un verme di 13 centimetri di lunghezza ed è considerato da alcuni “la creatura più termoresistente del pianeta”. Scoperto nei primi anni 80 nelle sorgenti idrotermali dell’Oceano Pacifico, è un polichete capace di vivere a temperature intorno agli 80°C grazie alla simbiosi con batteri che ricoprono una parte del suo corpo formando una sorta di "vello" dello spessore di un centimetro. Nel DNA dei batteri è stato scoperto un gene - una particolare sequenza del DNA- che induce la produzione di una proteina in grado di proteggerli da temperature troppo elevate. Proteggendo sé stessi, proteggono anche il verme. In cambio, questo secerne del muco di cui si nutrono i batteri. La scoperta è stata compiuta da ricercatori americani dell’Università del Delaware, finanziati dalla National Science Foundation, ed è stata pubblicata online il 6 febbraio su PLos genetics. La proteina prodotta dai batteri estremofili puo’ trovare un impiego nell’industria farmaceutica, tessile o alimentare. Chi riesce ad isolare (e a brevettare) il gene che codifica per quella proteina ha trovato una miniera d'oro.

I ricercatori sono scesi sul fondale dell’oceano Pacifico a bordo del sommergibile Alvin, per esplorare sorgenti idrotermali ad ovest del Costa Rica. Il verme (noto con il nome di “verme Pompei”) e i suoi batteri (Nautilia profundicola) vivono sul fondo dell’oceano a 2.500 metri di profondità, presso dei geysers sottomarini chiamati sorgenti idrotermali. Questi "geysers" emettono acqua a temperatura elevatissima, contenente minerali e sostanze chimiche che permettono lo sviluppo di ecosistemi unici al mondo. La capacità di vivere in condizioni estreme e probabilmente molto simili a quelle esistenti sulla Terra milioni di anni fa affascina e intriga i ricercatori.

A 2,5 Km di profondità è buio pesto e la pressione è di circa 250atmosfere. L'ambiente è un deserto, tranne intorno alla sorgenti idrotermali - dove si sviluppano oasi di vita caratterizzate dalla presenza di un gran numero di tubi biancastri e sottili, affiancati gli uni agli altri. Sono le dimore dei vermi Pompei: il loro corpo sta nel tubo, mentre la testa di colore rosso scuro, di forma tentacolare (sono le branchie) si affaccia all'estremità. Grazie a una sonda-termometro i ricercatori hanno misurato la temperatura nel tubo: 80°C. Le branchie invece sono immerse in aqua a 22°C. FOTO A LATO: il verme estratto dal suo tubo-dimora. Si nota la il "vello" formato da uno strato di batteri termofili e - in basso- le branchie in forma di "petali".


Nel cuore dell’Antartide, sotto a quattromila metri di ghiaccio è nascosto il lago Vostok.
Finora, nessuno ha potuto penetrare le sue acque e esplorarne le profondità. Tuttavia, nella parte pù profonda delle carote di ghiaccio estratte nel passato alla base Russa Vostok (situata sopra il lago) sono state trovate tracce di un batterio termofilo. La parte più profonda delle carote di ghiaccio contiene acqua di rigelo del lago; il batterio proviene dunque dal lago Vostok. Sul fondale esistono faglie profonde, simili a sorgenti idrotermali; i batteri potrebbero formare un rivestimento sulle pareti di queste faglie. Del resto è quanto fa Nautilia profundicola: non solo forma il “vello” che riveste il dorso del verme Pompei, ma tappezza anche i “camini” delle sorgenti idrotermali. Chissà che una situazione simile non esista anche sul fondale del lago Vostok? Anche laggiù è buio profondo e la pressione atmosferica è ancora più elevata.

CREDITO FOTO: Università del Delaware.

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